Due Guerre una Strategia
Gli errori di Bush e di Rumsfeld nelle guerre Afghanistan ed Iraq
by Giuseppe Brindisi, 15 nov 2006
In Afghanistan ed in Iraq gli USA non sono in grado di neutralizzare la capacità operativa del nemico. Gli attacchi terroristici e di guerriglia, si susseguono incessantemente contro obiettivi sia militari, sia civili. Le perdite di vite umane sono elevatissime . L’iniziativa è delle forze della guerriglia e del terrore.
Si può intravedere un fallimento degli scopi fissati dalla dottrina Bush: distruggere il terrorismo con la guerra preventiva e l’esportazione della democrazia.
Una Guerra non è vinta fino a, quando la volontà dell’avversario non è annullata fino a ridurlo all’ impotenza.
L’incapacità degli USA a riportare l’Afghanistan e l’Iraq alla governabilità è indice d’esaurimento delle possibilità di vittoria dell’America che non riesce a disarmare e ad abbattere l’avversario.
Lo sforzo bellico degli USA appare concettualmente inadeguato alla capacità di resistenza della guerriglia e dei terroristi.
Lo stallo in atto deriva dall’errata impostazione politico-strategica, nel gravissimo errore di credere che la dottrina militare Cheney-Rumsfeld possa ritenersi valida per forme particolari di lotta come l’antiterrorismo e la controguerriglia.
Nella fase della distruzione delle forze convenzionali, la superiorità tecnologica ha giocato a favore della dottrina shock and awe cui s’informa la manovra aeroterrestre per l’invasione.
Nel passaggio dalla fase invasione a quella di controllo del territorio e di opposizione alla guerriglia, la insufficienza quantitativa delle forze americane mostra il più pericoloso punto debole del sistema operativo statunitense: il rapporto inadeguato tra le proprie Forze e lo Spazio da interdire alla guerriglia ed alle offese terroristiche.
Il deficit di forze ha imposto agli USA la scelta di rinunciare al controllo di ampie zone ad elevata importanza operativa.
L’errata valutazione del rapporto Forze/Spazio si dimostra ancor più grave laddove si consideri poi l’aver sottovalutato le condizione favorevoli esterne di appoggio alla guerriglia sia in termini di alimentazione logistica, sia, soprattutto, per la esistenza di “santuari” in territori dell’Iran e della Siria idonei a sottrarre i guerriglieri alla reazione dell’antiguerriglia.
La forza di volontà, fattore fondamentale per l’esito di una guerra, è invece assai meno precisabile; si può però congetturarla proporzionata alle motivazioni intrinseche e, quindi, nettamente elevata per il sentimento fanatico-religioso che anima gli estremisti islamici.
Ammettendo di giungere per tal via ad una stima verosimile della capacità di resistenza avversaria, si può affermare che gli “strateghi” USA non abbiano tenuto in debito conto nel proporzionare lo sforzo da compiere.
La posizione più svantaggiosa in cui L’ America può trovarsi, è quella di esser ridotta all'impotenza, così come avvenne nel Vietnam ove lo stillicidio di perdite umane USA fa crollare il fronte interno.
Bush, nel suo discorso al Congresso, [The National Security Strategy of the United States of America, Cap. V, september 2002]
“Oggi, gli Stati Uniti godono di una posizione di impareggiabile forza militare e di grandioso potere economico e politico… ”
Analisi corretta cui non ha fatto seguito una sintesi altrettanto valida.
La impostazione strategica delle guerre all’Afghanistan ed all’Iraq non ha valutato appropriatamente luna verità fondamentale; la guerra non si vince con un solo colpo di ariete, ma con sforzi successivi di entità e di qualità adeguati all’evoluzione della realtà strategica.
“Estendere i benefici della libertà in tutto il pianeta. di mantenere le nostre difese in grado di far fronte a qualsiasi sfida con operazioni preventive di contro-proliferazione, con misure deterrenti e difensive contro la minaccia prima che essa sia sferrata..” Questi gli intendimenti espressi da Bush a premessa dell’invasione dell’Afghanistan” che lasciano intravedere la decisione Americana di intraprendere un’impresa globale con quasi indiscussa autonomia decisionale.
Impostazione concettuale, quella di Bush, eccessivamente dirigistica disarmonica dalla necessità e dall’opportunità di contrapporre alla minaccia mortale del terrorismo islamico una strategia finale e globale dell’Occidente tesa, a breve-medio termine, alla neutralizzazione delle forze del terrore e a realizzare, a medio-lungo termine, un Nuovo Ordine Mondiale basato sull’attenuazione dei mali che affliggono, soprattutto il Terzo Mondo (guerre, miseria, fame, malattie, sfruttamento irrazionale, se non criminale, delle risorse
In sintesi, gli USA hanno commesso errori gravi, sia nel sottovalutare la capacità di resistenza avversaria, sia nella convinzione che l’America, nell’attuale unipolarità planetaria possa fare a meno del pieno consenso e condivisione dell’Europa anche in manovre che incidono sull’assetto geopolitica mondiale.
L’analisi globale delle azioni fino ad oggi svolte, evidenzia la non sufficiente importanza conferita da Bush alla manovra strategica, sia militare sia politica