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Storia

La battaglia di Poitier

by IsilanAllea

BATTAGLIA DI POITIERS

Luogo: Cenon, centro francese nei pressi di Bordeaux, poco distante da Poitiers.
Eserciti contro: FRANCHI ed ARABI
Contesto: ARRESTO DELL’INVASIONE ARABA IN EUROPA
Protagonisti:
CARLO MARTELLO (Comandante dell’esercito dei Franchi)
ABD el-RAHMAN (Comandante dell’esercito arabo)

estensore: GIOVANNI DE SIO CESARI

Sommario:
Antecedenti
Andamento della battaglia
Fuga dei mussulmani
Valutazione
Conseguenze
Fonti storiche

Antecedenti della battaglia
La battaglia avvenne in un giorno imprecisato del 732 fra un esercito mussulmano proveniente dalla Spagna e le forze dei Franchi accorse in aiuto delle popolazioni locali. La località tradizionale di Poitiers invero non trova riscontro nelle fonti che non la nominano ma indicano invece Tours e la Loira
L’esercito mussulmano era composta da forze raccolte soprattutto nell’africa settentrionale dall’emiro Abd al Rahman (latinizzato in Abderrahman) e composte in maggioranza dai Berberi, popolazione diversa per lingua e costumi dagli arabi ma comunque anche essi islamici e generalmente confusi con gli arabi . Non conosciamo il numero dei combattenti ma dal contesto generale dobbiamo ritenere che non doveva essere molto elevato: forse venti mila, secondo alcune ipotesi, ma noi riteniamo che fossero forse anche di meno. Combattevano a cavallo e quindi la carica di cavalleria era loro arma vincente. Al momento della battaglia avevano già ampiamente saccheggiato il sud della Francia e quindi si trovavano impacciati dalle loro prede. Abd al Rahman avrebbe preferito che avessero lasciato il bottino ma chiaramente non era possibile chiedere che i combattenti abbandonassero tutto ciò che avevano guadagnato e per il quale erano erano venuti alla lontana Africa e lottato: essi infatti non ricevevano nessuna paga e il loro compenso erano le prede che riuscivano a raccogliere nei saccheggi.
L’esercito dei Franchi comprendeva anche contingenti degli Alemanni ed era guidato da Carlo detto poi Martello, figlio di Pipino della casa di Heristall: egli ricopriva la carica di “maestro di palazzo” del re dei Franchi dei discendenti da Meroveo (Merovingi) che ormai non si occupavano più degli affari di stato che erano lasciati completamente nelle mani dei “maestri di palazzo”. Pertanto Carlo era l’effettivo detentore del potere dei Franchi. L’esercito Franco era formato sostanzialmente da soldati appiedati che combattevano in file serrate in modo da formare un solido muro di ferro irto di punte: era una tattica che ricordava quella adottata nel mondo antico e portata alla perfezione dai Romani.

ANDAMENTO DELLA BATTAGLIA
I mussulmani si trovarono di fronte all’esercito dei franchi quando stavano per dirigere su Tours per saccheggiarla. I due eserciti si schierarono l’uno contro l’altro ma per sette giorni nessuno dei due iniziò la battaglia in quanto a nessuno dei due conveniva attaccare. I Franchi appiedati non potevano attaccare un esercito a cavallo senza scompaginare le proprie file e d’altra parte i cavalieri mussulmani sarebbero stati in difficoltà ad affrontare le strette falangi dei Franchi. Alla fine furono le bande indisciplinate dei Berberi ad attaccare . I Franchi allora sostennero fermamene l’urto delle cariche di cavalleria che si succedettero per tutta la giornata. A un certo punto ,verso la fine della giornata, nelle file arabe si diffuse la falsa notizia che alcuni franchi avevano aggirato le posizioni e si erano introdotti nel campo mussulmano dove si trovavano le prede la storia della guerra. Un certo numero di cavalieri mussulmani allora volle dirigersi verso gli accampamenti . Abd al Rahman vide il pericolo e si precipitò in prima fila per dissuadere i propri combattenti da una mossa tanto avventata. Si trovò però a un certo punto circondato da guerrieri nemici e cadde trafitto dalle lance. I Franchi non si resero conto di chi avessero abbattuto.

LA FUGA DEI MUSSULMANI
La notte separò i contendenti e ciascuno si ritirò nei propri accampamenti. La morte dell’emiro poneva ai mussulmani una gravissimo problema. Il loro non era un esercito regolare come quelli moderni o quelli romani nei quali, caduto un generale, se ne nomina subito un altro. Si trattava di truppe raccogliticce, tenute insieme dal prestigio personale dell’emiro che riusciva a imporre la disciplina e non senza difficoltà, come abbiamo prima visto. La morte del condottiero metteva in pericolo la disciplina e pertanto la salvezza stessa dell’esercito ed era abbastanza normale in queste condizioni, in quei tempi, che caduto il capo, l’intero esercito si ritirasse. Pertanto i mussulmani che comunque avevano già raccolto una notevole preda, presero la decisione più opportuna : ritirarsi. Nella notte, silenziosamente, senza che i loro nemici se ne accorgessero, lasciarono le tende e si ritirarono con tutto quello che potevano portare con loro

All’alba, alle prime luci del mattino, i Franchi si schierarono ancora in ordine di battaglia sicuri di dovere ancora affrontare le terribili cariche di cavalleria dei nemici. Ma nell’incerta luce del mattino non si vedevano nemici, l’accampamento di fronte a loro apparivano vuoto. Naturalmente non sapendo della morte dell’emiro e degli avvenimenti della notte essi pensarono a un tranello temendo di vederli sbucare da chi sa dove. Gli esploratori subito inviati riferirono effettivamente che gli accampamenti erano vuoti. Cercarono allora dappertutto, fra boschi e valli dove quei temibili cavalieri potevano essersi nascosti ma nulla, non erano da nessuna parte.

I Franchi non potevano inseguire i nemici tanto più mobili sui loro cavalli e non ne avevano nè la voglia nè la necessità: bastavano loro che quel flagello si fosse allontanato. L’esercito si smobilitò rapidamente, tutti tornarono alle loro case contenti di non dover più affrontare quel terribile flagello.

SU

VALUTAZIONE DELLA BATTAGLIA
In seguito la battaglia di Poitiers fu celebrata come una grande vittoria della cristianità sull’Islam . La cavalleria nei secoli seguenti si impadronì di essa rivendicandola come propria gloria: in realtà ai tempi di Poiters la cavalleria non esisteva ancora . Nacque una leggenda esaltatrice i cui primi momenti possiamo vedere nella cronaca di S. Denis ( che sotto riportiamo). Tuttora incontriamo molte fantasiose ricostruzioni della battaglia che non hanno alcun fondamento storico.

Dal punto di vista scientifico della ricerca storica mettiamo in risalto alcuni punti:

A) Non si è trattato propriamente di una sconfitta mussulmana: essi si ritirarono semplicemente per la morte accidentale del loro condottiero e non perchè battuti in campo

B) Non fu vissuta dai protagonisti, specialmente da parte cristiana come di una guerra nel mondo oggi. La fonte cristiana di S. Isidoro (sotto riportata) non definisce mai i Franchi come “cristiani” , usa definizioni geografiche e non religiose: si parla di “uomini del nord ” e anche curiosamente di “europei”, termine del tutto insolito, per distinguere i combattenti di Carlo da quelli che venivano dal sud e dall’Africa in riferimento ai Berberi dell’emiro

C) La battaglia ebbe modesta eco: in realtà attualmente abbiamo solamente una fonte cristiana e una mussulmana che ne parlano in modo attendibile e in ambedue i casi il fatto d’armi non assume particolare rilievo. D’altra parte dobbiamo tener conto della estrema povertà culturale dell’Europa del tempo per cui tutti i fatti storici del periodo hanno pochissimi riscontri scritti

LE CONSEGUENZE DELLA BATTAGLIA
Generalmente si ritiene che la battaglia di Poitiers rientri nel numero di quelle poche battaglie della storia da cui è dipesa la sorte dl mondo. Infatti se i musulmani avessero dilagato in Francia avrebbero potuto raggiungere l’Italia e Roma, sede del pontefice, avrebbero potuto convertire all’Islam tutta la Europa barbarica appena e superficialmente guadagnata al cristianesimo e quindi la storia del mondo sarebbe stata diversa. Alcuni storici invece ridimensionano sostanzialmente la portata della battaglia. Ritengono infatti che i musulmani fossero semplicemente dei predoni che non avevano nè i mezzi nè la volontà di invadere veramente l’Europa cristiana . Infatti essi si ritirarono alla prima difficoltà e non ritentarono più l’impresa in seguito. D’altra parte sarebbe stata insormontabile la resistenza delle popolazioni europee che erano ancora barbare ma proprio per questo bellicose e forti. Da parte nostra consideriamo fondate queste osservazioni ma riteniamo soprattutto che non si possano prevedere le conseguenze a lungo termine di un fatto storico. Non possiamo sapere cosa sarebbe successo se i mussulmani avessero vinto a Poitiers : forse si sarebbero ugualmente ritirati dopo aver fatto qualche altra preda e forse quindi la battaglia non cambiò affatto la sorte del mondo. Ma forse può anche essere che, incoraggiati al primo successo altre ondate mussulmane si sarebbero riversate in Europa e l’avrebbero convertita all’Islam,e chi sa, forse veramente anche io ora sarei un fedele di Allah e scriverei in arabo qui delle glorie dei combattenti a Poitiers, e , forse,chi sa , non ci sarebbe nemmeno un computer su cui scrivere. Ma qui andiamo nel campo della fantasia, delle illazioni non suffragate dai fatti: siamo fuori dal campo scientifico della storia a cui invece torniamo con una presentazione e discussione sulle fonti storiche

LE FONTI STORICHE
Noi abbiamo tre fonti che trattano delle battaglia di Poitiers, una in lingua araba e due in latino: di quelle latine una sola pero è attendibile mentre la seconda invece testimonia l’inizio della trasfigurazione leggendaria della battaglia stessa, Le presentiamo e esaminiamo distintamente.

CRONISTA ARABO
Il primo testo è scritto da un cronista di lingua araba vivente in Spagna di cui non conosciamo il nome. Si tratta della sola descrizione dell’avvenimento e non sappiamo se facesse parte di un’opera più ampia. Essa appare attendibile e ben informata dei fatti: attribuisce l’insuccesso dei mussulmani all’indisciplina delle truppe e alla conseguente morte dell’emiro.
Si affaccia anche l’idea , propria della cultura religiosa del tempo di una castigo divino per gli eccessi a cui si erano abbandonati i mussulmani. Erroneamente riporta la morte del conte Eude che invece sopravvisse alla sconfitta: tuttavia è un quadro chiaro che mette in luce l’effettivo andamento dei fatti

Cronista arabo sconosciuto
Attraversarono il fiume il fiume Garona ,invasero il paese e presero innumerevoli prigionieri. Questo esercito fu per i luoghi come una tormente desolatrice per tutto e la prosperità dei luoghi rese insaziabili quei guerrieri. Nel passaggio del fiume Abd al Rahman attaccò il conte che si ritirò nel suo rifugio. ma i mussulmani lottarono contro di lui ,entrarono con forza e uccisero il conte. Tutti i paesi dei Franchi tremarono davanti a questo terribile esercito e e ricorsero al loro re Caldus (Carlo Martello) al quale narrarono le devastazioni che avevano fatto i cavalieri mussulmani e lo avvertirono che con la loro ferocia avevano attraversato tutte le terre della Arbuna (Narbona), Tolosa e Bordeaux,e gli raccontarono della morte del suo conte. Allora il re li confortò e offri il suo aiuto. Montò sul suo cavallo e guidò la sua armata che era innumerevole e andò incontro ai musulmani e giunse alla grande città di Tours. Abd al Rahmán e altri cavalieri videro il disordine delle truppe mussulmane che procedevano cariche di bottino però non si arrischiarono a contrariare i soldati chiedendo loro di abbandonare tutto il bottino tranne le armi e i cavalli. Abd al Rahmán ebbe fiducia nel valore dei suoi soldati e nella fortuna che fino ad allora aveva avuto. ma la mancanza della disciplina è sempre fatale per gli eserciti. Abd al Rahmán e il suo esercito attaccarono Tours per prendere altro bottino e lottarono con tanta fierezza che atterrirono la città quasi davanti agli occhi dell’esercito che veniva a salvarla: la crudeltà e la furia dei mussulmani verso gli abitanti della città fu come la furia e la crudeltà delle tigri feroci. E’ chiaro che il castigo di Allah avrebbe certamente seguito questi eccessi e la fortuna a loro favorevole divenne contraria ai mussulmani. Vicino al fiume Owar (Loira) due grandi eserciti di due lingue e di due fedi si diressero l’uno contro l’altro. I cuori di Abd al Rahmán, dei suoi capitani e dei suoi uomini si riempirono di ira e di orgoglio e furono i primi che iniziarono a combattere. I cavalieri mussulmani si lanciarono con furia contro i battaglioni dei Franchi che resistettero valorosamente e molti caddero da ambedue i lati fino al tramonto del sole. La notte separò i due eserciti :ma nel grigio della mattina i mussulmani tornarono alla battaglia. I cavalieri si lanciarono subito verso il centro dell’esercito cristiano. Ma molti mussulmani ebbero paura di perdere il bottino che avevano accumulato nelle loro tende e si diffuse nelle loro file una falsa voce che alcuni dei loro nemici stavano saccheggiando l’accampamento. Allora molti squadroni di cavalieri mussulmani si diressero verso di essi per difenderli. Sembravano però che fuggissero e l’esercito era confuso. E mentre Abd al Rahmán si sforzava di calmare il tumulto e li faceva tornare alla battaglia i guerrieri franchi lo circondarono e lo trafissero con le lance uccidendolo.Allora tutta l’esercitò fuggi davanti al nemico e molti morirono nella battaglia.

CRONACA DI S.ISIDORO
La seconda fonte che prendiamo in esame e la cronaca di S.Isidoro. Il testo che riportiamo è parte di una ampia cronaca di quei tempi. Sostanzialmente concorda con la cronaca araba ma I fatti sono visti da parte cristiana: appare cosi la meraviglia dei cristiani di fronte al ritiro dei mussulmani, fatto che dimostra che gli Arabi non fossero affatto stati sconfitti. Il ritiro dell’esercito mussulmano non viene messo in relazione con la caduta dell’emiro qui indicato con il nome latinizzato di Abderrahman (Abd al Rahmán) e quindi appare inspiegabile. Le due fonti discordano per la cronologia della battaglia: la fonte mussulmana collocava la caduta dell’emiro all’inizio della seconda giornata di battaglia. mentre quella cristiana parla di una sola giornata di battaglia: al mattino seguente i mussulmani sono già scomparsi. Ci sembra più attendibile questa versione che spiega la meraviglia del campo franco e pertanto la abbiamo adottato nel racconto dei fatti. Va notato che la fonte non designa mai i Franchi come “cristiani” ma li chiama “uomini del nord” o “europei” a testimonianza del fatto che all’epoca la battaglia non fu vista come un confronto di religione e di civiltà come poi apparve in seguito

CRONACA Di S.ISIDORO
Allora Abderrahman vedendo la terra piena della moltitudine del suo esercito attraversò i Pirenei e passando fra le gole e le pianure penetrò devastando e uccidendo nelle terre dei Franchi . Attaccò battaglia con il duca Eude al di la della Garonna e della Dordogna e lo sconfisse in modo tale che che Dio solo conosce il numero dei morti e dei feriti. Quindi Abderrahman insegui ancora Eude: distrusse palazzi, bruciò chiese e pensò che avrebbe potuto saccheggiare la basilica di S. Martino di Tours. Fu allora che gli venne incontro, faccia a faccia il signore di Austrasia Carlo,il grande combattente fra la sua gente e esperto in tutti i fatti di guerra. Per quasi sette giorni i due eserciti si fronteggiarono l’un l’altro aspettando ansiosamente il momento di affrontarsi in battaglia. Finalmente furono pronti al combattimento. E nello scontro della battaglia sembravano come il mare del nord che non può essere mosso: essi stavano fermi saldamente, l’uno vicino all’altro formando come una muraglia di ghiaccio e con il grande sibilo delle loro spade colpivano gli arabi. Come un forte esercito intorno al loro capo la gente di Austrasia respingeva tutto davanti ad essi . Le loro mani instancabili spingevano le loro spade nel petto dei loro nemici. Alla fine la notte divise i combattenti.
I Franchi incerti abbassarono le loro armi e vedendo le innumerevoli tende degli arabi si preparavano a un’altra battaglia il giorno dopo. Al primo mattino, quando uscirono dai loro accampamenti gli europei videro le tende arabe allineate ancora in ordine e nello stesso luogo dove avevano messo il loro campo. Non sapevano che erano vuote e temevano che le falangi dei saraceni fossero pronte alla battaglia, e mandarono delle spie per accertare i fatti. Le spie scoprirono che gli squadroni degli Hismaeliti (arabi) erano scomparsi. Infatti durante la notte essi erano fuggiti con il più grande silenzio, dirigendosi con grande rapidità verso la loro terra. Gli europei incerti e paurosi che fossero ancora nascosti in ordine per tornare a piombare loro addosso in una imboscata mandarono esploratori per ogni dove ma con loro grande meraviglia non trovarono nulla. Allora senza preoccuparsi di inseguire i fuggitivi essi si accontentarono di dividersi le spoglie e ritornare direttamente contenti ai loro paesi

CRONACA DI S.DENIS
Questa fonte non ha propriamente valore storico ma testimonia il processo per cui la battaglia di Poitiers esce dalla storia per entrare nella leggenda. In realtà non da notizie precise sulla battaglia ma esalta la grandezza di Carlo. Il numero dei saraceni viene ingigantito oltre ogni verosimiglianza. Nel testo l’appellativo di “Martello” viene ricondotto al fatto che Carlo era stato un “martello” a Poitiers e questa origine del termine viene generalmente accettata. Più verosimilmente il nome di “martel” invece fa riferimento a Marte. dio della guerra e pertanto significherebbe “il piccolo Marte” o anche ” marziale, guerriero”

CRONACA DI SAN DENIS
I mussulmani pensarono di andare a Tours per distruggere la chiesa di S. Martino, la città e l’intero paese.
Allora venne loro contro il glorioso principe Carlo alla testa di tutte le sue forze. Egli guidò il suo esercito e combatte cosi fieramente come un lupo affamato che piomba sopra un cervo. Per grazia di Nostro Signore egli fece una grande strage dei nemici. della fede cristiana e come testimonia la storia egli uccise in quella battaglia 300.000 uomini e anche il loro re Abderrahman. Allora per la prima volta Carlo fu chiamato “Martello” perché come un martello di ferro o di acciaio e di altro metallo egli aveva colpito e aveva sbaragliato nella battaglia tutti i suoi nemici. E ciò che era la maggiore meraviglia di tutte è che aveva perso solo 1500 uomini. Le tende e le suppellettile dei nemici furono prese e qualunque cosa essi possedessero divenne preda per lui e per i suoi compagni. Eude, duca di Aquitania riconciliato di nuovo con il principe Carlo, in seguito abbattè tutti i saraceni che potè trovare e che erano sfuggiti alla battaglia.

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