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Storia

Strategia Globale Sito Web Su Marcantonio Bragadin

by IsilanAllea

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Mentre la Lega Santa si prepara a combattere la guerra più lunga della storia, che sarà poi definita da Quell'illustre genio letterario, che era Miguel Cervantes, autore di Don Chisciotte, come "il più grande evento la storia della guerra ", a Cipro le cose sono state precipitate. Impastato dai preparativi della lega, ma impegnato da una violenta offensiva Turca tra L'Adriatico e il Mar Ionio (che aveva suscitato grande paura a Venezia dove si erano affrettati a fortificare le coste), Sebastiano Venier non fu in grado di coprire Cipro. Sia il Bragadin, sia il Tiepolo, sia il Baglioni erano comandanti capaci e decisi. Le fortificazioni erano formidabili, come si può vedere assai bene ancora oggi. Ma le speranze, se non arrivavano nuovi soccorsi da Venezia, erano limitate.

Storia

Churchill Democrazia

by IsilanAllea

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All’inizio della guerra Churchill non era molto amato in parlamento a Londra e doveva subirsi le urla dei colleghi che l’invitavano a tornarsene a casa, ma quando le divisioni germaniche dilagarono per l’Europa e Stalin firmò con Hitler un patto per dividersi la Polonia ,re Giorgio VI comprese che la situazione stava degenerando. Del vecchio Winny conosceva la fermezza e l’ostinazione da vecchio mastino che aveva una grande stima di se stesso, tanto che qualcuno l’aveva sentito dire la Gran Bretagna ha un cuore da leone, ed io sono il suo ruggito. Giorgio VI comprese che Winny era l’unica persona alla quale poteva affidare l’Inghilterra. Churchill aveva 65 anni, accettò la sfida concentrando nelle sue mani il ruolo di primo ministro e quello di ministro della difesa. Poche ore prima che Churchill spiegasse al popolo il suo programma, un sommergibile tedesco aveva affondato in pochi minuti in una sicura baia inglese, la corazzata Royal Oak con tutto l’equipaggio. Churchill, parlando dal parlamento ebbe l’onestà di riconoscere la superiorità dei tedeschi e di congratularsi con il comandante del loro sommergibile. Agli inglesi disse poche parole: i tedeschi sono forti, per vincerli dovremmo essere ancora più forti, io posso offrirvi soltanto sangue, sofferenze,sudore e lacrime ma vinceremo ed alzò la mano destra formando con le dita la famosa V. Quando alla conferenza si parlò del Premio Nobel per la letteratura tutti furono d’accordo che il Nobel l’aveva ricevuto non per i sei volumi che aveva scritto, ma per quello che aveva fatto salvando l’Europa.Alla fine chiesero a Churchill quale era secondo lui il migliore sistema per governare un paese. Rispose che il classico che amava di più era Aristotele il quale faceva un ragionamento molto semplice da lui definito sillogismo Se A =B e B=C, anche A=C, il che voleva dire che se la democrazia era basata sulla maggioranza e la maggioranza era ignorante, si doveva dedurre che la democrazia si basava sull’ignoranza della gente, per cui la democrazia era sicuramente la peggiore forma di governo, ma non ne conosceva altre. Con questa facezia terminò l’intervista. Lasciammo la sala per ultimi e Johanna si avvicinò a Churchill per salutarlo e presentarmi. Pensando a Dresda mi venne quasi la voglia di mandarlo al diavolo perché nel febbraio del 1945, mentre l’Armata Rossa avanzava verso Berlino, violentando brutalmente e uccidendo le donne e strangolando i bambini e gli anziani, valanghe di profughi tentavano con ogni mezzo di sfuggire all’Armata Rossa, mescolandosi con i reparti della Wehrmacht in ritirata, decimati dal freddo terribile, dalla fame e dalla disperazione, Churchill aveva pensato di aiutare l’alleato sovietico bloccando quella marea in fuga per facilitare la loro avanzata e non trovò nulla di meglio che invitare il Maresciallo dell’Aria Harris, detto il macellaio, a studiare qualcosa per bloccare i tedeschi in fuga dalla Slesia verso Berlino. Harris scelse come obbiettivo Dresda, un gioiello dell’arte, priva di qualsiasi importanza militare, ma con le strade che si stavano intasando di profughi. Alle ore 22 del 13 febbraio 1945 224 bombardieri inglesi Lancester sganciarono il loro carico di bombe dirompenti ed incendiarie, seguiti tre ore dopo da una seconda ondata di 529 bombardieri e all’alba da decine di fortezze volanti americane, uccidendo e bruciando vivi mezzo milione di inermi civili, una delle infamie più scellerate e inutili della seconda guerra mondiale. Quando il Maresciallo Harris, parlando con Churchill, si dimostrò piuttosto perplesso per quello che aveva fatto, Churchill gli rispose: personalmente i suoi sentimentalismi non mi toccano. Quando ci avvicinammo a Churchill prima di andarcene, avrei preferito non salutarlo, ma mi ricordai dell’infernale macchinetta Ultra che gli aveva permesso di vincere la storia della guerra decodificando tutti i nostri messaggi, mi ricordai soprattutto che, pur di non perdere questo prezioso aiuto, aveva permesso ai tedeschi di distruggere la città di Coventry. Allora mi fu chiaro perchè re Giorgio aveva scelto Churchill per salvare l’Inghilterra e sconfiggere Hitler, perchè solo un uomo duro e gelido come lui poteva farlo, con i sentimentalismi purtroppo non si vincono le guerre.Churchill si ricordava la giovane giornalista che l’aveva intervistato tre anni prima e parlarono per qualche minuto poi borbottò qualcosa verso di me afferrandomi la mano che gli porgevo. Una volta in strada, Johanna mi indicò un antico palazzo barocco in Hyde Park Gate, a due passi dal Sheraton, e mi disse che W. Churchill abitava lì da sempre.
Questo era l’uomo che si definiva il ruggito dell’Inghilterra, l’uomo che aveva salvato l’Europa dal nazismo, comunque mi sembra di avere capito che, come Aristotele, non amava molto la democrazia.

Storia

Il Grande Fiume della Storia

by IsilanAllea

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Il Parlamento Usa chiede la prova dell’esistenza di armi proibite in Iraq -riferisce la CNN- precisando che alcuni parlamentari hanno richiesto delle audizioni al Congresso per capire se l’Intelligence Usa fosse veramente in possesso di precise informazioni sull’esistenza di queste armi oppure se si trattava di informazioni manipolate allo scopo di fornire all’Amministrazione Bush una ragione per invadere l’Iraq.

Sembrava scontato che la causa dichiarata dall’Amministrazione USA e dal Governo UK, per giustificare la guerra dell’Iraq, fosse il classico “casus belli” come lo fu l’attentato a Serajevo, per la Prima guerra Mondiale, l’incidente del Golfo del Tonkino, per la guerra in Vietnam e l’invasione della Polonia da parte di Hitler, per la dichiarazione di guerra di Inghilterra e Francia alla Germania.

Le cause remote e vere sono da ricercarsi nelle linee che tracciano la “high way map” della politica internazionale da cui scaturiscono le varie “road maps”. La “high way map” è il conseguimento di un nuovo ordine mondiale sotto Direzione USA. Dico Direzione e non egemonia, perché, questo evento dimostra come gli USA siano una grande democrazia che non esita a mettere sotto processo la propria leadership. E non è detto, visto il caso Nixon, che Bush possa essere oggetto di inpeachment.

Tutta qui la differenza tra regimi dispotici, dittatoriali, teocratici e Democrazia. In Democrazia nessun dogma indiscutibile! Tutto e tutti possono essere contestati grazie alle libertà fondamentali proprie della democrazia. Questa verità spiega il perché non vi sia, nella Storia, una guerra tra due democrazie. Anche le guerre tra Sparta ed Atene rientrano tra i conflitti democrazia- assolutismo. Senza citare, poi, le guerre tra Grecia e Persia, impero assolutista per antonomasia.

Lo stesso Filippo, re della Macedonia e padre di Alessandro Magno, da monarca assoluto, mosse guerra ad Atene democratica. La CNN di allora era Demostene che pronunciò le stupende Filippiche per mettere in guardia gli Ateniesi dall’insaziabile sete di potere di Filippo. Ed Atene, come poi faranno Francia ed Inghilterra con Hitler e Mussolini, cedette fino a rendere inevitabile il conflitto definitivo con la Macedonia si conclusosi con l’Impero Alessandrino. Nella Roma Repubblicana il ruolo di Demostene è svolto da Cicerone, autore delle eccelse Catilinarie, invettive scagliate contro le mire dittatoriali di Catilina. Con l’Impero Augusteo, scompaiono i Demostene ed i Ciceroni e regna la pax romana.

Gli USA sono al grande bivio; devono scegliere imboccare la way dell’Impero o percorrere strada della Direzione Collegiale Internazionale. Su questa grande scelta l’Europa, ed il Mondo che conta, dovrebbero imporre la loro visione di Governo Mondiale Democratico in opposizione alla possibilità di costituzione di un Impero.
Le cause-pretesto della guerra all’Iraq sono l’11 settembre e le armi di distruzione di massa. Esse, pur generate da fatti di estrema gravità, restano pur sempre cause immediate e non remote.

Il grande fiume della Storia dell’ultimo secolo ha le sorgenti nell’autodistruzione dell’Europa nelle guerre dell’800 e del 900. Il baricentro del potere si sposta inesorabilmente verso gli USA (che, detto per inciso, già avevano approntato il Nuovo Campidoglio. Dopo la prima guerra mondiale si inizia il crollo dell’Impero Inglese. Si crea, via via, un grande vuoto di potere. La Storia aborrisce i vuoti. Nascono le grandi ideologie:Fascismo-Nazismo e Comunismo. Il fascismo è sconfitto; la marea rossa, invece, invade l’Europa fino all’Elba, l’Asia fino all’India ed inizia la penetrazione nel resto d’Europa, in Africa, nell’America del Sud e negli stessi USA.

L’America tenta un arginamento della marea comunista e lo chiama contenimento. Essa, a stento riesce a rallentare il flusso delle acque che continuano a spandersi in ogni dove. In Vietnam perde migliaia di uomini e l’onore militare. Il cancro dell’assolutismo sovietico, però sviluppa una vasta metastasi all’interno dell’Impero Rosso che, pur vittorioso negli scontri diretti ed indiretti, fallisce, sia nell’esportazione del proprio modello politico-economico sia nell’assicurare un minimo di benessere ai propri sudditi.

Alla fine degl anni 80 L’impero sovietico crolla come crolleranno le torri gemelle l’11 settembre, Una immane implosione. Scompare un impero fondato 400 anni fa da Pietro il Grande. Il resto è cronaca.

La marea rossa defluisce e, quasi scompare. Si ricrea il vuoto. Naturale che siano deputati gli USA ad assurgere a riferimento del Nuovo Potere Mondiale. La marea a stelle e strisce si espande verso l’Asia ricoprendo la Jugoslavia, le Repubbliche Baltiche, l’Europa Centrale.

Resta il kernel del mondo islamico integralista-teocratico-assolutista e l’area cino-indiana. Il nocciolo duro dell’Islam esiste da prima ed anche dopo Lepanto e Poitier. La latinità era pervasa dalle sponde orientali del mediterraneo al Reno, dagli Urali (grazie al cristianesimo) alle Americhe, mo non aveva intaccato il Mondo Arabo, l’Estremo Oriente, l’Africa nera (hic sunt leones) e gli Ebrei. A rifletterci, l’eredità greco-romana ha ancora una propria fisicità.
Dove si dirigerà il Grande Fiume della Storia?
Dove è scritto che vada.
L’uomo può accelerarne la velocità e modificarne la direzione in brevi tratti, ma il Fiume della Storia sfocerà dove deve sfociare.
Noi possiamo solo recitare più o meno bene la nostra parte.

Storia

La battaglia di Poitier

by IsilanAllea

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BATTAGLIA DI POITIERS

Luogo: Cenon, centro francese nei pressi di Bordeaux, poco distante da Poitiers.
Eserciti contro: FRANCHI ed ARABI
Contesto: ARRESTO DELL’INVASIONE ARABA IN EUROPA
Protagonisti:
CARLO MARTELLO (Comandante dell’esercito dei Franchi)
ABD el-RAHMAN (Comandante dell’esercito arabo)

estensore: GIOVANNI DE SIO CESARI

Sommario:
Antecedenti
Andamento della battaglia
Fuga dei mussulmani
Valutazione
Conseguenze
Fonti storiche

Antecedenti della battaglia
La battaglia avvenne in un giorno imprecisato del 732 fra un esercito mussulmano proveniente dalla Spagna e le forze dei Franchi accorse in aiuto delle popolazioni locali. La località tradizionale di Poitiers invero non trova riscontro nelle fonti che non la nominano ma indicano invece Tours e la Loira
L’esercito mussulmano era composta da forze raccolte soprattutto nell’africa settentrionale dall’emiro Abd al Rahman (latinizzato in Abderrahman) e composte in maggioranza dai Berberi, popolazione diversa per lingua e costumi dagli arabi ma comunque anche essi islamici e generalmente confusi con gli arabi . Non conosciamo il numero dei combattenti ma dal contesto generale dobbiamo ritenere che non doveva essere molto elevato: forse venti mila, secondo alcune ipotesi, ma noi riteniamo che fossero forse anche di meno. Combattevano a cavallo e quindi la carica di cavalleria era loro arma vincente. Al momento della battaglia avevano già ampiamente saccheggiato il sud della Francia e quindi si trovavano impacciati dalle loro prede. Abd al Rahman avrebbe preferito che avessero lasciato il bottino ma chiaramente non era possibile chiedere che i combattenti abbandonassero tutto ciò che avevano guadagnato e per il quale erano erano venuti alla lontana Africa e lottato: essi infatti non ricevevano nessuna paga e il loro compenso erano le prede che riuscivano a raccogliere nei saccheggi.
L’esercito dei Franchi comprendeva anche contingenti degli Alemanni ed era guidato da Carlo detto poi Martello, figlio di Pipino della casa di Heristall: egli ricopriva la carica di “maestro di palazzo” del re dei Franchi dei discendenti da Meroveo (Merovingi) che ormai non si occupavano più degli affari di stato che erano lasciati completamente nelle mani dei “maestri di palazzo”. Pertanto Carlo era l’effettivo detentore del potere dei Franchi. L’esercito Franco era formato sostanzialmente da soldati appiedati che combattevano in file serrate in modo da formare un solido muro di ferro irto di punte: era una tattica che ricordava quella adottata nel mondo antico e portata alla perfezione dai Romani.

ANDAMENTO DELLA BATTAGLIA
I mussulmani si trovarono di fronte all’esercito dei franchi quando stavano per dirigere su Tours per saccheggiarla. I due eserciti si schierarono l’uno contro l’altro ma per sette giorni nessuno dei due iniziò la battaglia in quanto a nessuno dei due conveniva attaccare. I Franchi appiedati non potevano attaccare un esercito a cavallo senza scompaginare le proprie file e d’altra parte i cavalieri mussulmani sarebbero stati in difficoltà ad affrontare le strette falangi dei Franchi. Alla fine furono le bande indisciplinate dei Berberi ad attaccare . I Franchi allora sostennero fermamene l’urto delle cariche di cavalleria che si succedettero per tutta la giornata. A un certo punto ,verso la fine della giornata, nelle file arabe si diffuse la falsa notizia che alcuni franchi avevano aggirato le posizioni e si erano introdotti nel campo mussulmano dove si trovavano le prede la storia della guerra. Un certo numero di cavalieri mussulmani allora volle dirigersi verso gli accampamenti . Abd al Rahman vide il pericolo e si precipitò in prima fila per dissuadere i propri combattenti da una mossa tanto avventata. Si trovò però a un certo punto circondato da guerrieri nemici e cadde trafitto dalle lance. I Franchi non si resero conto di chi avessero abbattuto.

LA FUGA DEI MUSSULMANI
La notte separò i contendenti e ciascuno si ritirò nei propri accampamenti. La morte dell’emiro poneva ai mussulmani una gravissimo problema. Il loro non era un esercito regolare come quelli moderni o quelli romani nei quali, caduto un generale, se ne nomina subito un altro. Si trattava di truppe raccogliticce, tenute insieme dal prestigio personale dell’emiro che riusciva a imporre la disciplina e non senza difficoltà, come abbiamo prima visto. La morte del condottiero metteva in pericolo la disciplina e pertanto la salvezza stessa dell’esercito ed era abbastanza normale in queste condizioni, in quei tempi, che caduto il capo, l’intero esercito si ritirasse. Pertanto i mussulmani che comunque avevano già raccolto una notevole preda, presero la decisione più opportuna : ritirarsi. Nella notte, silenziosamente, senza che i loro nemici se ne accorgessero, lasciarono le tende e si ritirarono con tutto quello che potevano portare con loro

All’alba, alle prime luci del mattino, i Franchi si schierarono ancora in ordine di battaglia sicuri di dovere ancora affrontare le terribili cariche di cavalleria dei nemici. Ma nell’incerta luce del mattino non si vedevano nemici, l’accampamento di fronte a loro apparivano vuoto. Naturalmente non sapendo della morte dell’emiro e degli avvenimenti della notte essi pensarono a un tranello temendo di vederli sbucare da chi sa dove. Gli esploratori subito inviati riferirono effettivamente che gli accampamenti erano vuoti. Cercarono allora dappertutto, fra boschi e valli dove quei temibili cavalieri potevano essersi nascosti ma nulla, non erano da nessuna parte.

I Franchi non potevano inseguire i nemici tanto più mobili sui loro cavalli e non ne avevano nè la voglia nè la necessità: bastavano loro che quel flagello si fosse allontanato. L’esercito si smobilitò rapidamente, tutti tornarono alle loro case contenti di non dover più affrontare quel terribile flagello.

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VALUTAZIONE DELLA BATTAGLIA
In seguito la battaglia di Poitiers fu celebrata come una grande vittoria della cristianità sull’Islam . La cavalleria nei secoli seguenti si impadronì di essa rivendicandola come propria gloria: in realtà ai tempi di Poiters la cavalleria non esisteva ancora . Nacque una leggenda esaltatrice i cui primi momenti possiamo vedere nella cronaca di S. Denis ( che sotto riportiamo). Tuttora incontriamo molte fantasiose ricostruzioni della battaglia che non hanno alcun fondamento storico.

Dal punto di vista scientifico della ricerca storica mettiamo in risalto alcuni punti:

A) Non si è trattato propriamente di una sconfitta mussulmana: essi si ritirarono semplicemente per la morte accidentale del loro condottiero e non perchè battuti in campo

B) Non fu vissuta dai protagonisti, specialmente da parte cristiana come di una guerra nel mondo oggi. La fonte cristiana di S. Isidoro (sotto riportata) non definisce mai i Franchi come “cristiani” , usa definizioni geografiche e non religiose: si parla di “uomini del nord ” e anche curiosamente di “europei”, termine del tutto insolito, per distinguere i combattenti di Carlo da quelli che venivano dal sud e dall’Africa in riferimento ai Berberi dell’emiro

C) La battaglia ebbe modesta eco: in realtà attualmente abbiamo solamente una fonte cristiana e una mussulmana che ne parlano in modo attendibile e in ambedue i casi il fatto d’armi non assume particolare rilievo. D’altra parte dobbiamo tener conto della estrema povertà culturale dell’Europa del tempo per cui tutti i fatti storici del periodo hanno pochissimi riscontri scritti

LE CONSEGUENZE DELLA BATTAGLIA
Generalmente si ritiene che la battaglia di Poitiers rientri nel numero di quelle poche battaglie della storia da cui è dipesa la sorte dl mondo. Infatti se i musulmani avessero dilagato in Francia avrebbero potuto raggiungere l’Italia e Roma, sede del pontefice, avrebbero potuto convertire all’Islam tutta la Europa barbarica appena e superficialmente guadagnata al cristianesimo e quindi la storia del mondo sarebbe stata diversa. Alcuni storici invece ridimensionano sostanzialmente la portata della battaglia. Ritengono infatti che i musulmani fossero semplicemente dei predoni che non avevano nè i mezzi nè la volontà di invadere veramente l’Europa cristiana . Infatti essi si ritirarono alla prima difficoltà e non ritentarono più l’impresa in seguito. D’altra parte sarebbe stata insormontabile la resistenza delle popolazioni europee che erano ancora barbare ma proprio per questo bellicose e forti. Da parte nostra consideriamo fondate queste osservazioni ma riteniamo soprattutto che non si possano prevedere le conseguenze a lungo termine di un fatto storico. Non possiamo sapere cosa sarebbe successo se i mussulmani avessero vinto a Poitiers : forse si sarebbero ugualmente ritirati dopo aver fatto qualche altra preda e forse quindi la battaglia non cambiò affatto la sorte del mondo. Ma forse può anche essere che, incoraggiati al primo successo altre ondate mussulmane si sarebbero riversate in Europa e l’avrebbero convertita all’Islam,e chi sa, forse veramente anche io ora sarei un fedele di Allah e scriverei in arabo qui delle glorie dei combattenti a Poitiers, e , forse,chi sa , non ci sarebbe nemmeno un computer su cui scrivere. Ma qui andiamo nel campo della fantasia, delle illazioni non suffragate dai fatti: siamo fuori dal campo scientifico della storia a cui invece torniamo con una presentazione e discussione sulle fonti storiche

LE FONTI STORICHE
Noi abbiamo tre fonti che trattano delle battaglia di Poitiers, una in lingua araba e due in latino: di quelle latine una sola pero è attendibile mentre la seconda invece testimonia l’inizio della trasfigurazione leggendaria della battaglia stessa, Le presentiamo e esaminiamo distintamente.

CRONISTA ARABO
Il primo testo è scritto da un cronista di lingua araba vivente in Spagna di cui non conosciamo il nome. Si tratta della sola descrizione dell’avvenimento e non sappiamo se facesse parte di un’opera più ampia. Essa appare attendibile e ben informata dei fatti: attribuisce l’insuccesso dei mussulmani all’indisciplina delle truppe e alla conseguente morte dell’emiro.
Si affaccia anche l’idea , propria della cultura religiosa del tempo di una castigo divino per gli eccessi a cui si erano abbandonati i mussulmani. Erroneamente riporta la morte del conte Eude che invece sopravvisse alla sconfitta: tuttavia è un quadro chiaro che mette in luce l’effettivo andamento dei fatti

Cronista arabo sconosciuto
Attraversarono il fiume il fiume Garona ,invasero il paese e presero innumerevoli prigionieri. Questo esercito fu per i luoghi come una tormente desolatrice per tutto e la prosperità dei luoghi rese insaziabili quei guerrieri. Nel passaggio del fiume Abd al Rahman attaccò il conte che si ritirò nel suo rifugio. ma i mussulmani lottarono contro di lui ,entrarono con forza e uccisero il conte. Tutti i paesi dei Franchi tremarono davanti a questo terribile esercito e e ricorsero al loro re Caldus (Carlo Martello) al quale narrarono le devastazioni che avevano fatto i cavalieri mussulmani e lo avvertirono che con la loro ferocia avevano attraversato tutte le terre della Arbuna (Narbona), Tolosa e Bordeaux,e gli raccontarono della morte del suo conte. Allora il re li confortò e offri il suo aiuto. Montò sul suo cavallo e guidò la sua armata che era innumerevole e andò incontro ai musulmani e giunse alla grande città di Tours. Abd al Rahmán e altri cavalieri videro il disordine delle truppe mussulmane che procedevano cariche di bottino però non si arrischiarono a contrariare i soldati chiedendo loro di abbandonare tutto il bottino tranne le armi e i cavalli. Abd al Rahmán ebbe fiducia nel valore dei suoi soldati e nella fortuna che fino ad allora aveva avuto. ma la mancanza della disciplina è sempre fatale per gli eserciti. Abd al Rahmán e il suo esercito attaccarono Tours per prendere altro bottino e lottarono con tanta fierezza che atterrirono la città quasi davanti agli occhi dell’esercito che veniva a salvarla: la crudeltà e la furia dei mussulmani verso gli abitanti della città fu come la furia e la crudeltà delle tigri feroci. E’ chiaro che il castigo di Allah avrebbe certamente seguito questi eccessi e la fortuna a loro favorevole divenne contraria ai mussulmani. Vicino al fiume Owar (Loira) due grandi eserciti di due lingue e di due fedi si diressero l’uno contro l’altro. I cuori di Abd al Rahmán, dei suoi capitani e dei suoi uomini si riempirono di ira e di orgoglio e furono i primi che iniziarono a combattere. I cavalieri mussulmani si lanciarono con furia contro i battaglioni dei Franchi che resistettero valorosamente e molti caddero da ambedue i lati fino al tramonto del sole. La notte separò i due eserciti :ma nel grigio della mattina i mussulmani tornarono alla battaglia. I cavalieri si lanciarono subito verso il centro dell’esercito cristiano. Ma molti mussulmani ebbero paura di perdere il bottino che avevano accumulato nelle loro tende e si diffuse nelle loro file una falsa voce che alcuni dei loro nemici stavano saccheggiando l’accampamento. Allora molti squadroni di cavalieri mussulmani si diressero verso di essi per difenderli. Sembravano però che fuggissero e l’esercito era confuso. E mentre Abd al Rahmán si sforzava di calmare il tumulto e li faceva tornare alla battaglia i guerrieri franchi lo circondarono e lo trafissero con le lance uccidendolo.Allora tutta l’esercitò fuggi davanti al nemico e molti morirono nella battaglia.

CRONACA DI S.ISIDORO
La seconda fonte che prendiamo in esame e la cronaca di S.Isidoro. Il testo che riportiamo è parte di una ampia cronaca di quei tempi. Sostanzialmente concorda con la cronaca araba ma I fatti sono visti da parte cristiana: appare cosi la meraviglia dei cristiani di fronte al ritiro dei mussulmani, fatto che dimostra che gli Arabi non fossero affatto stati sconfitti. Il ritiro dell’esercito mussulmano non viene messo in relazione con la caduta dell’emiro qui indicato con il nome latinizzato di Abderrahman (Abd al Rahmán) e quindi appare inspiegabile. Le due fonti discordano per la cronologia della battaglia: la fonte mussulmana collocava la caduta dell’emiro all’inizio della seconda giornata di battaglia. mentre quella cristiana parla di una sola giornata di battaglia: al mattino seguente i mussulmani sono già scomparsi. Ci sembra più attendibile questa versione che spiega la meraviglia del campo franco e pertanto la abbiamo adottato nel racconto dei fatti. Va notato che la fonte non designa mai i Franchi come “cristiani” ma li chiama “uomini del nord” o “europei” a testimonianza del fatto che all’epoca la battaglia non fu vista come un confronto di religione e di civiltà come poi apparve in seguito

CRONACA Di S.ISIDORO
Allora Abderrahman vedendo la terra piena della moltitudine del suo esercito attraversò i Pirenei e passando fra le gole e le pianure penetrò devastando e uccidendo nelle terre dei Franchi . Attaccò battaglia con il duca Eude al di la della Garonna e della Dordogna e lo sconfisse in modo tale che che Dio solo conosce il numero dei morti e dei feriti. Quindi Abderrahman insegui ancora Eude: distrusse palazzi, bruciò chiese e pensò che avrebbe potuto saccheggiare la basilica di S. Martino di Tours. Fu allora che gli venne incontro, faccia a faccia il signore di Austrasia Carlo,il grande combattente fra la sua gente e esperto in tutti i fatti di guerra. Per quasi sette giorni i due eserciti si fronteggiarono l’un l’altro aspettando ansiosamente il momento di affrontarsi in battaglia. Finalmente furono pronti al combattimento. E nello scontro della battaglia sembravano come il mare del nord che non può essere mosso: essi stavano fermi saldamente, l’uno vicino all’altro formando come una muraglia di ghiaccio e con il grande sibilo delle loro spade colpivano gli arabi. Come un forte esercito intorno al loro capo la gente di Austrasia respingeva tutto davanti ad essi . Le loro mani instancabili spingevano le loro spade nel petto dei loro nemici. Alla fine la notte divise i combattenti.
I Franchi incerti abbassarono le loro armi e vedendo le innumerevoli tende degli arabi si preparavano a un’altra battaglia il giorno dopo. Al primo mattino, quando uscirono dai loro accampamenti gli europei videro le tende arabe allineate ancora in ordine e nello stesso luogo dove avevano messo il loro campo. Non sapevano che erano vuote e temevano che le falangi dei saraceni fossero pronte alla battaglia, e mandarono delle spie per accertare i fatti. Le spie scoprirono che gli squadroni degli Hismaeliti (arabi) erano scomparsi. Infatti durante la notte essi erano fuggiti con il più grande silenzio, dirigendosi con grande rapidità verso la loro terra. Gli europei incerti e paurosi che fossero ancora nascosti in ordine per tornare a piombare loro addosso in una imboscata mandarono esploratori per ogni dove ma con loro grande meraviglia non trovarono nulla. Allora senza preoccuparsi di inseguire i fuggitivi essi si accontentarono di dividersi le spoglie e ritornare direttamente contenti ai loro paesi

CRONACA DI S.DENIS
Questa fonte non ha propriamente valore storico ma testimonia il processo per cui la battaglia di Poitiers esce dalla storia per entrare nella leggenda. In realtà non da notizie precise sulla battaglia ma esalta la grandezza di Carlo. Il numero dei saraceni viene ingigantito oltre ogni verosimiglianza. Nel testo l’appellativo di “Martello” viene ricondotto al fatto che Carlo era stato un “martello” a Poitiers e questa origine del termine viene generalmente accettata. Più verosimilmente il nome di “martel” invece fa riferimento a Marte. dio della guerra e pertanto significherebbe “il piccolo Marte” o anche ” marziale, guerriero”

CRONACA DI SAN DENIS
I mussulmani pensarono di andare a Tours per distruggere la chiesa di S. Martino, la città e l’intero paese.
Allora venne loro contro il glorioso principe Carlo alla testa di tutte le sue forze. Egli guidò il suo esercito e combatte cosi fieramente come un lupo affamato che piomba sopra un cervo. Per grazia di Nostro Signore egli fece una grande strage dei nemici. della fede cristiana e come testimonia la storia egli uccise in quella battaglia 300.000 uomini e anche il loro re Abderrahman. Allora per la prima volta Carlo fu chiamato “Martello” perché come un martello di ferro o di acciaio e di altro metallo egli aveva colpito e aveva sbaragliato nella battaglia tutti i suoi nemici. E ciò che era la maggiore meraviglia di tutte è che aveva perso solo 1500 uomini. Le tende e le suppellettile dei nemici furono prese e qualunque cosa essi possedessero divenne preda per lui e per i suoi compagni. Eude, duca di Aquitania riconciliato di nuovo con il principe Carlo, in seguito abbattè tutti i saraceni che potè trovare e che erano sfuggiti alla battaglia.