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Cause, storia, cronologia, analisi e riflessioni

Regole d’ingaggio, Custoza, Lissa, Caporetto, 8 settembre. Grandezza e servitù del militare

by IsilanAllea

Le regole d’ingaggio, di cui tanto si parla, ricordano la battaglia di Lissa. I piemontesi, che governavano da eccellenti burocrati qual’erano, avevano dato all’Ammiraglio Persano un dettagliato elenco di regole d’ingaggio. Prevedevano tutte le prevedibili situazioni e fissavano per Persano ciò che avrebbe dovuto fare. per affrontare in Adriatico la flotta austriaca al Comando dell’Ammiraglio WILHELM VON TEGETTHOFF. Se la flotta austriaca fa questo…tu fai…, se invece facesse così…tu farai… e così via. Quando Persano entrò in contatto si trovò in una situazione non riportata nell’elenco delle regole. Confuso non seppe che “pesci pigliare”. THEGETOFF invece sì. Attaccò con decisione e distrusse la flotta italiana. Fu una delle più umilianti sconfitte dell’Italia unita. Teghetoff dirà: “uomini di ferro su navi di legno hanno distrutto uomini di legno su navi di ferro”. vedi battaglia: Custoza, Lissa, Caporetto. 8 settembre

Peccato però che i marinai delle navi austriache erano quasi tutti dalmati, istriani e veneti, e che il Tegetthoff stesso per farsi capire dava gli ordini in veneto.(leggi nota di Montanelli) Il dramma si ripetè dopo l’8 settembre. Questa volta, però , i militari italiani furono abbandonati, senza ordini al loro prevedibile crudele destino.

“La guerra è il regno dell’imprevisto” dice Clausewitz. Ora, per il militare, è anche difficile stabilire se sia in guerra o in pace.
Sembra la barzelletta di Totò che, prendeva un sacco di legnate da uno che menandolo diceva: “prendi questa Antonio!” e giù una legnata sulla schiena; “e beccati quest’altra Antonio”. E Totò raccontava poco dopo all’amico, che più botte prendeva, più rideva. Alla domanda dell’amico “e tu prendevi le botte e ridevi? Totò risponde: “Ma io non mi chiamo Antonio”.

Altro che regole d’ingaggio! In operazioni (diciamo così per non dire guerra) ci si può trovare isolati e senza adeguamento degli ordini o, addirittura, senza ordini.

I militari sanno che, in tal caso, l’inazione sarebbe moralmente e professionalmente colpevole. Si auto-assegnano il compito risalendo allo scopo per cui operano fino, se necessario, al giuramento: “Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana… … al solo scopo del bene della Patria” La vita dei nostri soldati sì che è un bene della Patria.

Gli eccessi di legitima difesa, sono contemplati dalle Convenzioni di Ginevra, dal Diritto umanitario e, soprattutto, dalla propria coscienza. La difesa è un diritto naturale, prima che giuridico.
I nostri Ufficiali conoscono benissimo i principi ai quali attenersi e le leggi internazionali cui informarsi. Le diatribe di questi giorni sulle regole appaiono esercizi preelettorali che nulla dovrebbero avere a che fare con la vita dei nostri soldati.

E’ vero che la Costituzione “ripudia la guerra come mezzo per dirimere le controversie internazionali” ma è ancor più vero che stabilisce: ” la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Nella Costiuzione non si parla, poi, di autodifesa. Sarebbe pleonastico.

La gravità sta nel fatto che coloro che sbraitano in materia sanno benissimo queste cose, eppure. per un pugno di voti, predicano il falso.

La nuova classe dirigente militare italiana: riflessioni

(1) Custoza,Lissa, Caporetto, 8 settembre, ricordano il dramma dei disastri militari italiani che culminano nella immane tragedia della seconda guerra mondiale. Checché se ne dica, 60 anni di democrazia hanno consentito di formare una classe di Ufficiali di Stato Maggiore allevata dai Maestri che trassero. dalle disastrose campagne in Russia, Africa, Grecia, Albania, la convinzione di dover coltivare ufficiali dotati di alto spirito critico e, soprattutto, “sprovincializzati”. L’appartenenza dell’Italia all’Alleanza Atlantica ha favorito positivamente la formazione della nuova classe dirigente militare italiana. Mentre in Europa e nel mondo infuriava la contestazione e si intravvedeva l’avvento dell’attuale nichilismo, i militari studiavano sodo nelle Accademie, nelle Scuole di Guerra, in America ed in Inghilterra. Questo spiega il netto distacco della classe militare dalla, purtroppo, ancora parzialmente provinciale classe burocratica. Il lavoro della formazione dei militari è stato silenzioso, serio, costante. I frutti ci sono.
Un grazie a Maestri come il Generale Giuseppe Caccamo, che ebbi la fortuna di dipendergli alla Scuola di Guerra per l’anno accademico 1983-1984. Si adoprò con rara passione e competenza a che i frequentatori dei Corsi di Stato Maggiore e chi gli era vicino, apprendessero dalle umilianti sconfitte quali la battaglia di Lissa, a non farsi imbrigliare e a non imbrigliare i dipendenti con imposizioni limitative delle loro competenze e della loro creatività, così come accadde all’Ammiraglio Persano per le disatrose-per litalia-operazioni navali contro l’Austria. Nei tre anni che insegnai ai Corsi di Stato Maggiore e Superiore di Stato Maggiore, vissi un’esperienza entusiasmante per lo spirito critico, innovativo, lucido, di chiara influenza Clausewitziana (Il Gen G. Caccamo ha frequentato anche la Scuola di Guerra Tedesca) che pervase il team naturalmente formatosi attorno al Maestro così come dovette essere per “i ragazzi di Via Palisperna” guidati da E.Fermi.

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